La vita dal verso giusto

Sa pipia mes’a pari“, era solito chiamarmi il vecchio fruttivendolo che aveva il magazzino vicino a casa della prozia, con la quale appunto trascorrevo le notti e parte delle giornate. La bambina condivisa, metà e metà. La prozia aveva perso da piccolissimo il suo unico figlio e quando è rimasta sola per la perdita del marito deve essere sembrato naturale che io andassi a farle compagnia. E no, se state pensando che tra le premesse della donna adulta ad alto tasso di ingarbugliamento che sono diventata ci sia anche questo, quello che devo aver vissuto sicuramente come una specie di “allontanamento” da parte dei miei genitori, siete parecchio fuori strada. Professionisti non da tastiera hanno già provato a scavare in quell’esperienza e a tirarne fuori ricordi meno che felici, senza alcun successo. Amavo molto stare con Giuannica ed era bellissimo stare ad ascoltare lei e le altre anziane del vicinato, sedute nei gradini e sui sedili in pietra con i loro fazzoletti e i loro abiti neri, sui quali risaltavano il candore del lavoro all’uncinetto e la leggerezza della conversazione. Erano donne dal vissuto pesante più delle pietre sulle quali sedevano, ma non avevano perso la voglia di ridere e di prendere la vita per il verso giusto. Mi vengono sempre in mente Giuannica e le vicine, le loro storie gaie e le loro risate, tutte le volte che qualcuno definisce “cupe” le vecchie sarde, magari solo a causa del nero degli abiti. Arrivare lì, attraverso il gioco che mia madre aveva inventato per noi mentre mi accompagnava, era come arrivare nel mio personale altrove incantato. Prima di uscire mi avvolgeva completamente nel suo scialle che doveva coprire anche gli occhi, quindi dovevo lasciarmi guidare da lei lungo tutto il tragitto. Ogni tanto poi lei mi chiedeva di indovinare a che punto del percorso ci trovassimo e solo dopo aver risposto potevo scoprire la testa per vedere se avessi indovinato. Ecco, a volte, quando le situazioni si fanno parecchio complicate, mi capita di rivivere quei momenti. Mi capita quasi di sentire l’abbraccio di mamma e la ruvidezza di quello scialle, di ripercorrere la strada da casa nostra a casa di Giuannica, con tutti i punti di riferimento al buio, molti dei quali non esistono più. Mi sembra di ritrovarmi lì, pipìa mes’a pari, tra quei gradini e quei sedili in granito, con lei che mi ricorda che la vita va presa per il verso giusto.

5 pensieri su “La vita dal verso giusto

  1. Pendolante ha detto:

    Stare seduti, da bambini, ad ascoltare i vecchi (ai miei tempi non erano anziani, ma vecchi) era ed è fonte di conoscenza, educazione, condivisione e anche comprensione. Impagabili le sere ad ascoltare i nonni che raccontavano e ancora di più quando i vecchi si raccontano tra loro, senza badare alla presenza dei bambini che suggono storie non filtrate, non edulcorate, ne colgono la drammaticità o la leggerezza…

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