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“Nella collana “Noir nella storia” di La Repubblica e L’Espresso uscirà anche il seguito di Orgoglio e Pregiudizio, non puoi perdertelo!” Mi urla la collega dalla stanza di fronte. Sospetto si riferisca a uno dei libri di Carrie Bebris e una rapida ricerca su google me lo conferma: si tratta di Le ombre di Pemberley, il terzo della serie delle indagini di Mr. e Mrs. Darcy. Non l’ho letto, ma credo proprio che me lo perderò perchè una possibilità alla Bebris l’ho già data tempo fa, nonostante la profonda convinzione che Orgoglio e Pregiudizio sia un gioiello di perfezione insuperabile e irreplicabile.
Intendiamoci, non che Orgoglio e Preveggenza (il primo della serie) sia brutto, tutt’altro, di brutto ha solo il titolo. La ricostruzione di ambienti e luoghi è molto accurata, il che non stupisce vista la formazione dell’autrice, e anche i personaggi non sono male (d’altra parte un Darcy o un’Elizabeth non all’altezza mi avrebbero fatto chiudere il libro alle prime pagine), anzi alcuni dialoghi tra i coniugi Darcy sono assolutamente godibili. E’ la trama quella che non va. Certo, se hai intenzione di scrivere più di un libro su di loro, l’idea di trasformare Mr. e Mrs. Darcy in investigatori alle prese con intrighi e delitti vari può essere una delle poche vie percorribili. Il fatto è che la Bebris si spinge oltre inserendo nelle indagini l’elemento magico e soprannaturale. E questo può essere un ottimo espediente letterario per far emergere la dialettica tra la razionalità di Darcy e l’istinto di Elizabeth, può essere anche un omaggio alla Austen di Northanger Abbey con le sue suggestioni gotiche (non ho sufficiente conoscenza di romanzi gotici per scorgere nella Bebris gli stessi intenti parodici della Austen nei confronti del genere), può essere un sacco di cose. Ma non può essere il “mio” seguito ideale di Orgoglio e Pregiudizio.