“Bisogna vedere se l’ordine che io mi dò nasca dalla capacità di sostare nel disordine. C’è un ordine generato creativamente con tutta la pazienza di sostare nel disordine, capacità negativa, accettazione della novità, complessità: quello sarà un ordine costruttivo ed appropriato. Se invece un ordine è generato dall’impazienza è difensivo: lo produco in quanto non ce la faccio più a stare in una situazione di disordine.”
Luigi Pagliarani

Veramente poche delle persone che mi conoscono avrebbero dubbi sulla mia capacità di “sostare nel disordine”. Ci sosto, mi ci accampo, e ci prendo pure la residenza  all’occasione. Quanto al fatto che questa capacità negativa dia poi origine a un ordine  costruttivo ed appropriato se ne potrebbe discutere. Quando la disinvoltura nel sostare nel disordine porta al punto di doversi aprire dei varchi a colpi di machete per muoversi in casa, è chiaro che l’ordine diventa impaziente e difensivo.
Per evitare di arrivare alla fase machete pur sostando nel disordine (ma non solo per quello) ultimamente mi sono convinta che la soluzione sia il decluttering, termine inglese che indica l’azione del fare spazio liberandosi del superfluo. Ultimamente abbiamo dedicato diverse giornate a questa attività e devo dire che da grandi soddisfazioni, anche se è abbastanza difficile evitare i nuovi accumuli. La regola base per questo sarebbe infatti quella di comprare solo quello che serve realmente. Io mi accontenterei di riuscire ad evitare di comprare le cose per le quali ci siano buone probabilità che prima o poi l’averle comprate mi farà sentire stupida.
Comunque a parte queste difficoltà e il problema del mettersi d’accordo tra membri della famiglia sul concetto di superfluo, il decluttering è davvero una gran cosa. Anche perchè alcuni oggetti si portano inevitabilmente dietro un fardello emotivo e (dicono gli esperti) lasciarli andare serve a liberare un po’ di spazio anche dentro di noi. Magari giusto quel tanto che serve a farci sostare a nostro agio nel nostro disordine.