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Dovendo fare un libro in ogni caso, ho voluto crearne uno che fosse più interessante proprio in quanto assumeva la forma di un libro
Suzi Lee

Non ho mai saputo disegnare. Nel senso che non sono proprio mai riuscita ad andare oltre la casa fatta da un quadrato con un triangolo sopra e il bambino con un cerchio al posto della testa e 5 trattini per il resto del corpo. Fino a non molto tempo fa pensavo di avere anche scarsissima sensibilità per le arti figurative, prima che i ricci disegnati da Dieter Schubert nel silent book Monky mi lasciassero senza parole e mi portassero ad aprire gli occhi sul mondo degli albi illustrati. Col tempo quella per gli albi è diventata una vera passione ed è sopraggiunto anche il desideri di capire come funzionano e di imparare qualcosa di più sulla lettura delle immagini. Cosa non facile per me, perchè credo che all’inabilità artistica corrisponda un limite fisiologico del mio cervello nel comprendere il linguaggio artistico, ma questa è un’altra storia. Comunque ci ho provato e ho trovato alcuni saggi interessanti (non molti a dire la verità, sono pochi gli strumenti critici sui picture books pubblicati in Italia), ma soprattutto ho scoperto La trilogia del limite dell’illustratrice coreana Suzy Lee (Corraini, 2012), che non è solo interessante, è… imprescindibile! Se vi importa anche solo un pochino di capire come funziona un albo illustrato DOVETE leggerlo.
L’autrice parte da una mail ricevuta da un libraio che a proposito di un’illustrazione dell’albo L’onda chiede se non ci sia un errore di impaginazione: una parte della bambina protagonista e del gabbiano che vola sopra di lei, vicini alla piega centrale della rilegatura, sembrano mancare.

Ma non è un errore, è la scelta precisa di varcare i limiti fisici che il libro può porre, anzi di utilizzarli come parte sostanziale della storia. Nel saggio Suzi Lee spiega come “non potendo ignorare quella piega centrale, ho deciso di affrontarla faccia a faccia, servendomene costantemente nel corso della trilogia” e svela in modo molto chiaro e coinvolgente i segreti di composizione e creazione dei suoi tre libri L’Onda, Ombra e Mirror.
Ma personalmente La trilogia del limite non mi ha solo aiutata a capire meglio la natura dell’albo illustrato, mi ha anche chiarito bene una cosa che in fondo sapevo già: che ci sono dei libri che hanno troppo della “cosa” libro per essere pensati come ebook o come app. Che c’è ancora un “limite” tra carta e digitale difficile da varcare. Più della piega centrale della rilegatura.