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Su un numero di Internazionale di qualche tempo va mi ero imbattuta nella recensione di Lentamente fra le tue braccia di Katherine Pancol, una recensione molto positiva del libro e dello stile dell’autrice “che mette insieme echi lirici di Hugo e Rimbaud”. E’ scusate se è poco. Insomma, ho pensato, con questo libro sconto un bel po’ di “robaccia”. Sta a vedere che la Pancol è proprio salita di livello e me la promuoverebbe pure Vargas Llosa?
A dire la verità io avevo amato anche la sua trilogia, anche se (o forse proprio per questo?) l’avevo trovata abbastanza light, per cui non posso dire che non avessi delle aspettative. Ma ancora prima di iniziare, appena i miei occhi hanno incrociato l’esergo tratto da Cime Tempestose, ho cominciato a nutrire dubbi. Davvero, non voglio far arrabbiare nessuno, ma io proprio non sono una da Cime Tempestose, ecco.
Ma ci ho provato lo stesso, almeno per le prime venti pagine, poi non ho retto e mi sono appellata al terzo diritto del lettore, quello di non finire il libro. Certo, in un romanzo che racconta una forte passione nata da un colpo di fulmine, il protagonista deve essere passionale, ma a me più che altro ha subito messo ansia. Proprio come Heathcliff di Cime Tempestose. Insomma io preferivo di gran lunga la Pancol della trilogia, anche senza gli echi lirici di Hugo e Rimbaud. Compresi i titoli. Ma dico, come può una che è stata capace di inventare un titolo come Les ecureuils de Central Park sont tristes le lundi (e Il valzer lento delle tartarughe e Gli occhi gialli dei coccodrilli, dei quali non ricordo i titoli originali), approdare in Et monter lentement dans un immense amour??? No, davvero, scusatemi, ma io preferivo gli scoiattoli. Anchei i grandi amori, certo, ma quelli c’erano anche lì.