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wpid-IMG_20130922_085352.jpgHo scritto questo post semiserio qualche tempo fa per un altro blog, ma rileggendolo mi è venuta voglia di riproporlo con qualche modifica e aggiunta. Premetto che ho calcato un po’ la mano perché ho trovato piuttosto snob le parole del grande Vargas Llosa, ma non voglio fare arrabbiare nessun esperto di letteratura, dunque se siete suscettibili in tal senso vi chiedo preventivamente scusa e vi suggerisco magari di lasciar perdere il post.

Tempo fa in un’intervista a La Stampa il premio Nobel Mario Vargas Llosa, dichiarò  di non amare gli scrittori come come Milan Kundera, Paul Auster, Haruki Murakami, Julian Barnes, colpevoli a suo dire di aver “ceduto alla letteratura light, di intrattenimento”. Queste nell’ordini le riflessioni che mi sono venute in mente in proposito.
1. L’unica veramente seria. “Intrattenere” credo sia da sempre uno dei compiti delle storie, da prima ancora dei tempi in cui le raccontava un aedo cieco che probabilmente non è mai esistito, ma che è comunque bello immaginare. “Distrarre” che letteralmente significa “trasportare altrove”, oltre i confini della nostra realtà quotidiana. Intrattenere per me non è una colpa, ma un grandissimo dono.
2. Non ho mai avuto il coraggio di prendere in mano il libro di un autore giapponese e nella mia idea definire light un autore giapponese è una specie di ossimoro. Ora, state buoni voi che ne sapete un sacco di letteratura. Ho detto che questa è l’idea che ho senza averli mai letti, ma magari un giorno leggerò Murakami incoraggiata proprio dal signor Vargas Llosa e magari cambierò idea.
3. Con Paul Auster ci ho provato, nel senso che ho letto diversi abstract e credo davvero che meriti… ma credo anche che sia light e rilassante come farsi fare il piercing all’ombelico.
4. Di Milan Kundera ho letto quasi tutto e di solito me lo gioco quando devo fare “quellacheguardachenonleggosoloharmonymaholettoanchecoseimpegnate” e il signor Llosa non me lo può sminuire così se no mi mette in crisi. Potrei ripescare Goethe e un sacco di altri classici, ma tra i contemporanei davvero sarei in difficoltà.
4. Julian Barnes al momento non ricordo cosa abbia scritto.
5. Chissà quale gradazione calorica troverebbe il premio Nobel per gli autori che amo leggere. Nel senso che se per lui sono light Murakami e Milan Kundera, come definirebbe autori come Nick Hornby, McCall Smith o la Lively per fare dei nomi a caso? Devo andare a pescare qualche pubblicità di formaggio spalmabile per fare il paragone. Niente, non trovo niente oltre il light e d’altra parte non sono un’esperta di prodotti dietetici e le uniche volte in cui in genere pronuncio la parola light e quando per scherzo chiedo al pizzaiolo la pizza col “guanciale light”. Mi viene in aiuto la coca cola (i soliti, ne sanno una più del diavolo!). Sono autori diet! E poi, udite udite ci sono anche gli autori zero! La Giffin, la Bertola, la Pancol e un bel po’ di gente che mi piace assai.
Poi penso al sapore della coca zero (orribile) e alla pizza col guanciale (buonissima) e penso che la metafora non mi piace. Preferisco pensare che gli autori che amo siano ipercalorici e continuare ad abbufarmene, a nutrirmi di storie, a intrattenermi e distrarmi, con buona pace della bilancia e del signor Vargas Llosa.