I baci di mio padre

Sono passati sei anni da quando mio padre ci ha lasciati, ma il 25 ottobre continua ad essere, per vari motivi che sarebbe complicato analizzare qui, un giorno fortemente “suo”. Ben aldilà del fatto che era il giorno del suo compleanno. Per cui mi è quasi impossibile non dedicargli un post, oggi. E lo faccio riproponendo quello che scrissi nel mio blog di allora e mia madre volle stampare sulla foto che diede in ricordo a parenti ed amici. Ciao ba’, stanno ballando anche per te.

E voglio ricordare i suoi baci. Quei baci che hanno resistito quasi fino alla fine, quando ogni altro mezzo per comunicare lo abbandonava. Oltre i gesti e oltre le parole e a volte anche oltre gli sguardi. Anche quando lo sguardo sembrava perso oltre la realtà che lo circondava, bastava avvicinare il tuo volto al suo e le sue labbra si posavano delicatamente sulla tua guancia. Credo di aver capito che stava veramente andando via non quando ha smesso di parlarmi, di toccarmi o di guardarmi, ma quando ha smesso di baciarmi. “Ormai è un vegetale” ho sentito spesso dire di lui negli ultimi tempi… Sarà, ma ci crederò solo quando vedrò un peperone baciare una melanzana. Mai sottovalutare la forza di un bacio.

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24 pensieri su “I baci di mio padre

  1. Wish aka Max ha detto:

    Ah, cara mia. Che bellezza.
    Non ci conosciamo a sufficienza perché tu capisca quanta forza ci sia in quella frase. E quindi consentimi di spiegarti.
    Io sono un ammiratore del bello. Credo nella bellezza. Nel senso rinascimentale del termine. E credo che dobbiamo tutti, indistintamente, cercare il bello. Con determinazione e pertinacia. Il bello è dovunque. Il bello si nasconde dove non sospetteresti. Bella è la relatività ristretta di Einstein. Bello è il principio di indeterminazione di Heisenberg. Bello è il paradosso di Schroedinger. Bello è Caravaggio, come lo è Leonardo, come lo è Picasso. Belle sono le emozioni che legano gli esseri umani.
    E bella sei tu, mentre ricordi tuo padre con questa struggente tenerezza. E bella tua madre, che ha preso queste tue parole.
    E bella l’immagine, dei vegetali incapaci di baciare.
    Ecco. Spero di essermi spiegato. E spero di trasmetterti un po’ di empatia. Ti abbraccerei. Dal vero. Ma dovrai farti bastare un abbraccio virtuale.

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    • Bisus ha detto:

      Credimi, non avresti avuto bisogno di spiegarlo.
      Ma quanta bellezza nella tua spiegazione e quanta nel tuo abbraccio.
      E io non sfuggirò mai volontariamente alla bellezza.
      Abbraccio ricambiato dunque. Lungo, forte e dondolante.

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  2. Luca ha detto:

    Ciao Sandra, sono rimasto colpito dalle tue parole. Semplicemente bellissime. Avrei voluto usare un termine più ricercato per esprimere questo concetto, ma non sono stato capace di trovarlo. Però forse è meglio così: del resto, la bellezza sta nei concetti semplici, di ogni giorno, come quelli che hai usato qui. Apprezzo molto quello che hai scritto, rendendo pubblico il tuo dolore (certe cose non passano presto, e per lenire questo dolore – ma poi è facilmente lenibile? – non servono farmaci, ma solo il tempo potra curarlo); lo so, non è semplice, ma a volte scrivere aiuta.
    Mi unisco alle parole di Wish, dicendo che anche io vorrei abbracciarti (in questi casi le dimostrazioni d’affetto sono molto utili), ma credo dovrai accontentarti i un abbraccio virtuale. Sempre meglio di niente…

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