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Oggi, 20 novembre, Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, fratellominore (5 anni)  è rientrato a casa dalla scuola dell’infanzia scandendo bene alcuni dei diritti fondamentali dei bambini. E non si è nemmeno fermato ai più “semplici”: forse perchè il diritto alla famiglia e al gioco li dava per assodati, mi sembra abbia messo particolare enfasi nel sottolineare il diritto ad essere informato e ad esprimere delle idee, giusto per chiarire le mie. Sono stata naturalmente molto orgogliosa di lui (come mamma e come attivista di Amnesty da oltre 20 anni), ma altri bambini occupano in questi giorni i miei pensieri. I quattro bambini morti nell’alluvione di lunedì, i bambini che hanno perso una persona cara, i bambini sfollati con le loro famiglie, i bambini che pur essendo a casa al sicuro hanno vissuto e assorbito l’ansia degli adulti che stavano loro accanto. Eravamo abbastanza lontani dalle zone più colpite, ma potevo quasi sentirlo squillare forte il rilevatore di contatto con le zone più oscure dell’immaginazione di fratellomaggiore, quando mi chiedeva a che ora sarebbe tornato il padre.
Per loro (ma anche per tutti gli altri bambini) la speranza è quella che possano presto tornare a giocare spensierati.

What-are-child-rights
Filastrocca del diritto al gioco
Fammi giocare solo per gioco
Senza nient’altro, solo per poco
Senza capire, senza imparare
Senza bisogno di socializzare
Solo un bambino con altri bambini
Senza gli adulti sempre vicini
Senza progetto, senza giudizio
Con una fine ma senza l’inizio
Con una coda ma senza la testa
Solo per finta, solo per festa
Solo per fiamma che brucia per fuoco
Fammi giocare per gioco
(Bruno Tognolini)