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“E non sa, quindi, che questa frase colpisce il cuore di Cristiano come fa il bastone del gong all’ora di cena al castello di Blandings. Ma questo gong non poteva risuonare in un momento peggiore, perché è esattamente quello in cui compare l’annuncio del volo da Zanzibar. Cristiano non può quindi dirle, come vorrebbe: -Allora passo a prenderti e ti porto nella mia vita-.”
Stefania Bertola, Ragazze mancine, Einaudi 2013

ragazze mancine

Credo di averlo già scritto, ma ribadisco il concetto:  a me leggere un libro di Stefania Bertola procura un senso di benessere fisico, oltrechè psicologico, benessere capace di durare ben oltre la fine del libro. Per intenderci, se fosse lei a scriverli, leggerei e collezionerei anche gli opuscoli informativi delle finanziarie e qualunque cosa di odioso vi venga in mente tra le cartacce che trovate nella cassetta delle lettere. Ci sono momenti in cui vorrei essere lei, ma più che altro la maggior parte delle volte finisco col sentirmi uno dei suoi squinternati personaggi. E non è comunque una brutta sensazione. E anche quando non mi sento una di loro poi, ho comunque la sensazione che potrei tranquillamente diventare loro amica, come nel caso di Ragazze mancine. Non sono mancina, ma ci starei a meraviglia a destreggiarmi tra i casini insieme a Eva e Adele, nella casa della zia oblata brigidina, almeno fino a che quest’ultima non decida di reclamare la casa per vivere more uxorio con la consorella. Ecco, un altro motivo per cui adoro i libri di Stefania Bertola è perché le zie non decidono di diventare semplicemente suore, che è vero, sarebbe troppo banale per uno scrittore anche medio, ma chessò, carmelitane o domenicane. No, diventano proprioo oblate brigidine e perfino oblate brigidine a scadenza, che vogliono andare in Perù, ma poi non ci vanno più. E poi adoro il modo in cui mette in bocca ai suoi personaggi frasi incredibilmente romantiche velate di ironia, e tu ridi proprio, ma in fondo vorresti  sentirtele dire quelle frasi. E poi ancora adoro di lei tantissime cose, ma soprattutto la sensazione che mi da di poter scrivere recensioni un po’ svitate e sconclusionate come questa, senza preoccuparmene nemmeno un po’, ma andandone anzi, in fondo, un pochino fiera.