La mezza stagione dei piedi

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Avete voglia voi di dire che non esiste più la mezza stagione, ma provateglielo a spiegare ai miei piedi dilatati dalla generosità dei sandali che devono infilarsi in un paio di scarpe invernali senza passare per qualche giorno da quelle vecchie Converse un po’ sformate. Ché le spalle si, la accolgono con piacere e gratitudine una giacca pesante quando serve, anche se fino a qualche ora prima erano completamente scoperte. Ma i piedi hanno bisogno di gradualità. Sarà per il loro stare a contatto con la terra, che il ritmo delle stagioni lo conserva ancora, sarà perché comincia da lì il nostro innato bisogno di libertà, ma i piedi hanno bisogno della loro mezza stagione. Ed è per questo che non il calendario, non le foglie cadute, non il maestrale che da ieri notte sembra aver spazzato definitivamente via la bizzarra ma non insolita estate ottobrina, ma quelle stringhe allacciate su piedi non proprio consenzienti hanno finalmente dichiarato autunno.

Ventitrè

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biglietto andrea
– Quanti sono, Andrea???-
Chiedo dal bagno urlando abbastanza da farmi sentire fino in cucina dove loro fanno colazione. Lo so che sono le sette del mattino e non si urla a quest’ora, ma confido nel fatto che l’incongruenza tra i miei precetti e il mio agire sfugga ai sensi dei figli ancora intorpiditi dal sonno.

-23 amore, come, non te lo ricordi???- Urla di rimando lui un po’ offeso, rischiando di risvegliarli del tutto e farli sentire autorizzati a sollevare definitivamente il livello dei decibel tollerati al mattino o in alternativa far partire la protesta sulla differenza dei pesi e delle misure per i bambini e per i grandi.

No che non me lo ricordo e nemmeno tu te lo “ricordi”, solo che per te è automatico fare un banalissimo calcolo numerico, per me è automatico chiederlo a te perché nessun calcolo numerico è abbastanza banale per me. D’altra parte è uno dei tanti motivi per i quali stiamo così bene insieme da 23 anni: tu mi calcoli al volo i prezzi scontati e in compenso io ti faccio sentire un genio della matematica. Ho detto uno dei tanti, eh. A contarli tutti saresti in difficoltà anche tu.

In un cassetto

maglie parte 1

E’ come per il cassetto delle divise da calcio. Io ormai a tenerle piegate quelle maglie fatte di tessuti scivolosi e indomabili ci ho rinunciato, per cui le butto lì in un cassetto, tutte insieme. E loro, i figli, lo sanno che in quel cassetto si può rovistare a volontà per scegliere la maglia per l’allenamento, a seconda che quel giorno ci si senta più Messi o Tévez. E sanno che non bisogna cercare di tenerlo in ordine quel cassetto: basta che si riesca a richiuderlo e che niente sporga fuori.
Ecco, per alcune cose, maglie da calcio ma anche certi pensieri, forse bisogna fare così, rinunciare a mettere sempre in ordine. Basta accontentarsi di tenere tutto insieme in un cassetto, alla rinfusa, anche se per tirare fuori quell* giust* bisogna rovistare un po’.

Settembre insonne (di come l’afa favorisca i dubbi più o meno cosmici)

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meteo
E’ un settembre strano questo di afa e insonnie, strano almeno per me. Le persone che ho intorno hanno sempre avuto un dubbio di fondo sulla mia reale appartenenza alla razza umana e l’elemento fondante della teoria del dubbio è proprio il fatto che io non mi sono mai lamentata del caldo, ma proprio mai. Per dire, io in macchina non ho l’aria condizionata ed effettivamente quando ci entro all’una dopo che è stata tutta la mattina sotto il sole, la temperatura all’interno non è molto gradevole. Eppure io salgo, chiudo lo sportello, allaccio le cinture, metto in moto e poi, con calma apro i finestrini. Sempre in quest’ordine. L’unica cosa che ho sempre detestato del caldo eccessivo sono le lagnanze del marito. Mai avrei pensato che sarebbe toccato a me lamentarmi. E invece è successo. Mi lamento perché c’è caldo, c’è un’aria irrespirabile e i vestiti mi si appiccicano addosso. E poi non dormo. Ma in fondo lo so che il conto dell’insonnia non può pagarlo tutto l’afa, che è solo complice degli sciami di dubbi cosmici che abitano i miei pensieri notturni in questo settembre di nuovi inizi. Che poi, a dire il vero non è che siano tutti proprio cosmici i miei quesiti, che per fortuna riesco a recuperare un po’ di leggerezza anche nelle paranoie. E così posso spaziare tra il dubbio su quale sia la cosa più giusta da fare (ma proprio giusta nel senso più alto del termine) in varie situazioni, al chiedermi se non sia il caso di comprare qualche bijoux dorato, perché dopo anni a preferire l’argento ci sono dei giorni in cui vorrei sentirmi addosso il colore del sole. Ma almeno questa questione, a dire il vero, credo di poterla risolvere con pochi euro al prossimo giro di shopping. Qualche dubbio bisogna pur toglierselo, hai visto mai che riesca pure a dormire meglio.

Il coraggio

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secret-garden
E’ casa mia questo blog. E’ la mia tana, la mia capanna sull’albero, il mio rifugio e il mio giardino segreto. E’ più di un posto dove scrivere pensieri. E’ sempre stato di più per me.
Oggi però mi guardo intorno con altri occhi. Ho appena scoperto che qui dentro, nelle stanze, nei cunicoli o tra i cespugli, si nasconde del coraggio. Coraggio, capite? Io ho paura anche dell’ombra di una mosca, ma un’amica mi ha appena scritto di aver trovato il coraggio che le serviva anche leggendo il mio blog. E mica coraggio per una cosa da poco, no no per una cosa enorme, immensa.
E immensi sono il mio stupore e la mia gratitudine.

Il tuo cuore è un uccellino dentro una gabbia
A volte canta dolce, a volte canta la rabbia
E tu puoi sentirlo, anche se non si vede da fuori
Perché si viaggia insieme e non si è mai soli
E se prima camminavi, adesso voli
(Da Il cuore di Chisciotte di Gek Tessaro)

Ancora no

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Non l’ho ancora visto, lo confesso. Non sono ancora andata a vedere l’appartamento che ci stanno costruendo. L’hanno visto in tanti, parenti e un bel po’ di amici, ma io ancora no. E pensare che questa volta si può pure entrare dentro, perché il pavimento c’è, e ci sono pure un soffitto e una cucina (o almeno c’è lo spazio che la accoglierà). Non c’è un vasino, è vero, ma la pipì potrei riuscire a trattenerla il tempo giusto per dare un’occhiata in giro. O magari no, perché l’emozione può giocare brutti scherzi. So già che sarà perfetta, piccolina, ma perfetta, con la libreria a ponte e tutto il resto. Non ci sono spiragli per la delusione dunque, ma è il momento in cui la realtà incontra il sogno che sto cercando di posticipare. Perché i sogni a lungo sognati fanno paura. O forse soffro di un raro caso di HPD, Housing Personality Disorders. Non chiedete a zio google o zia wikipì, perché la sindrome me la sono appena inventata, ma se qualche neuropsichiatra decidesse di studiarmi forse scoprirebbe che esiste. Magari però deciderebbe che non è molto grave come disturbo, che non servono lunghi trattamenti specifici. Ho la sensazione infatti che per far regredire spontaneamente i sintomi basterebbe anche solo arrivare all’inizio della via e vedere che non c’è nessun cartello “Via dei Matti”. Ora però, per favore, non fatemi uno scherzo.

Domani tutti a Capo Frasca

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porto pino
“Mamma, io non voglio andare alla manifestazione, ho paura!”
“Tranquillo amore, andremo perché è importante esserci, ma ci saranno anche tantissimi bambini, non ti porterei mai se pensassi possa essere pericoloso”.
Poi però mi sono ritrovata a cercare di rassicurare anche la mia amica, che mi chiedeva se fossi davvero convinta dell’opportunità di andare con i bambini. Anche ieri una ragazza appena conosciuta mi ha confessato che sarebbe andata con il ragazzo, ma aveva un po’ paura. E io di nuovo a rassicurare. “Stai tranquilla, non succederà niente. Anzi, qualcosa speriamo succeda, ma sarà qualcosa di bello”. E mentre lo dico mi accorgo che sono davvero convinta e che è strano che non provi nemmeno un pochino d’ansia per la manifestazione di domani contro le servitù militari. Voglio dire, io sono un distillato d’ansia: in genere per me non esiste una situazione che di base non sia pericolosa e se mai dovesse sembrarlo, per sicurezza metto subito in campo un ventaglio di possibilità che possono arrivare a comprendere anche un’invasione aliena. Tutto pur di non stare tranquilla insomma. Ci metto zero secondi a schiacciare il pulsante “ok panico!” io. Invece per domani di paura non ne ho nemmeno un po’. O meglio ne ho tante: ho paura che un contrattempo mi impedisca di partire, che piova, che troppi interessi di bandiera impediscano che sia la manifestazione di tutti i sardi etc. etc. Per il resto nessuna paura.
Non immaginare il diverso futuro possibile, ignorare il futuro che vogliamo, ci mutila e ottunde nel presente” diceva Danilo Dolci. Io un diverso futuro possibile per la mia terra l’ho immaginato tante volte e per questo domani vado a Capo Frasca. Ansiosa si, mutila ed ottusa no.

Giù nell’orto

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Mia madre ci ha sempre detto che quando dovesse giungere la sua ora, se mai avessimo qualche dubbio sul fatto che sia o no passata definitivamente a vita migliore, dovremmo portarla giù nell’orto. “Se c’è ancora un filo di vita in me, mi tiro su di sicuro, perché l’orto mi da energia”, dice. E io le credo, eh. Ci sarà sicuramente qualche erbaccia da estirpare o una piantina di pomodoro da raddrizzare davanti alle quali non potrebbe stare ferma. Sorrido, ma ci penso. Percorriamo strade su strade (chi più chi meno e io di sicuro meno e non per mancanza di volontà, ma questa è un’altra storia) cercando il luogo dell’anima, quello in cui ci sentiamo un tutt’uno con l’universo e dalla terra riceviamo solo energia positiva, e lei quel luogo l’ha trovato lì, a due rampe di scale di distanza. E non sto assolutamente pensando che non sia poi così importante viaggiare, ché l’importanza e la bellezza del viaggio e della scoperta le conosco molto bene. Voglio solo dire che al mondo ci sono un sacco di cose belle da scoprire, anche senza dover andare necessariamente a cercare se stessi. Magari perché ci si è già trovati in casa, o giù nell’orto.

Tre guizzi di felicità

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delfino
Lo confesso e un po’ me ne vergogno: quando ho sentito la donna urlare con voce eccitatissima e inconfondibile accento romano di aver visto un delfino, ho pensato alla solita turista vogliosa di aggiungere un tocco esotico extra alle vacanze in Sardegna. Ho alzato lo sguardo con indolenza, più per vedere che faccia avesse la visionaria che altro, ma qualcosa nel suo mi ha convinta a seguirne la direzione. E a quel punto l’ho visto, un guizzo e poi di nuovo in acqua, avrei potuto pensare di essere stata contagiata dalle visioni della turista romana, se non ci fosse stata quella pinna a dirmi che era tutto vero. Con un guizzo simile il mio entusiasmo autoctono ha rimontato su quello laziale superandolo anzi di qualche lunghezza, urlavo i nomi dei miei figli e saltellavo, mentre cercavo di trovare la macchina fotografica nella borsa senza smettere di guardare verso il mare. Un altro guizzo e questa volta l’abbiamo visto tutti. E quando li ho sentiti urlare “l’ho visto!” ho provato un istante di perfezione assoluta, nemmeno lontanamente paragonabile al momento, pur meraviglioso in cui l’avevo individuato io. Col terzo guizzo la magia dell’istante sconfina nella leggenda, perché i miei figli e i nostri amici-di-avvistamento romani assicurano che questa volta fossero in due, che ci fosse anche un cucciolo insieme al delfino grande. Io non potrei giurarlo però, forse la mia capacità di accogliere la meraviglia a quel punto era già satura.
Mentre i delfini si perdevano in lontananza, noi siamo rimasti lì, pieni di incantato stupore, in quella piccolissima cala sul lato sinistro dell’istmo di San Giovanni di Sinis, dove eravamo andati per vedere la pace di un mare sempre calmo e abbiamo trovato anche tre guizzi di pura felicità.

In cammino

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camminare
Non è che sia proprio una persona refrattaria a qualsiasi attività fisica, questo no. Se c’è da camminare, per esempio, io cammino. Ho camminato per ore, anche in tragitti impervi, ho percorso chilometri e chilometri anche col pancione e sotto il sole a picco, senza conoscere la stanchezza. Ho fatto escursioni, pellegrinaggi, marce e tante altre attività nelle quali può essere declinato il verbo camminare (anche se in quanto a impegno richiesto i piedi reclamano con forza il primato dei vari primo giorno dei saldi). E mi piace proprio camminare. Mi piace quando ho una meta da raggiungere che nell’andare la mente arricchisce di storie, ma anche quando una meta non c’è e i piedi disegnano geometrie senza senso, mentre i pensieri cercano di trovarlo un senso.
Mi piace camminare, però finisce lì. Per il resto, di sportivo nella mia vita c’è solo il medico che ho sposato. Dunque la risposta è no, non mi iscrivo in palestra e non vengo a correre. Se vuoi però, mettiamoci in cammino.

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