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Oggi ho sentito in radio una pubblicità di una banca che mi ha strappato un sorriso, nonostante la forte antipatia che provo per quel tipo di committente. Inizia con una voce maschile che annuncia “Dalle mie parti siamo così social che più social non si può” e va avanti a descrivere lo scenario tipico di un piccolo paese: ci si incontra al bar dove “appena entri piovono le richieste di amicizia”, si sa tutto di tutti, ci si riconosce anche dalla nuca e quasi tutti hanno un nickname “anche se nessuno se lo sceglie”. E conclude che per loro i social network non hanno inventato niente. Mi è venuto da sorridere perché conosco benissimo quel genere di situazione e conosco il nickname-non-scelto di un sacco di persone. Mi è venuto però anche un po’ da pensare. Intendiamoci uso assiduamente e con piacere i social network e non intendo sottolineare l’ovvio ribadendo l’importanza delle relazioni personali reali. Ne sono perfettamente consapevole io e confido che lo sia anche chi legge. Però ultimamente mi è capitato sempre più spesso di avere a che fare con persone che, interpellate direttamente, non rispondono a commenti o messaggi. E non posso escludere di averlo fatto anche io qualche volta. Quasi che l’essere sottoposti all’eccesso di informazioni della rete giustifichi quella che tra la mia gente “molto social” sarebbe ritenuta sicuramente una grave maleducazione.