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20130804-144236.jpg“Lui pensa che siano soltanto della carta dorata ripiegata, ma noi sappiamo che ogni gru è un nostro desiderio”
Da Il gran sole di Horoshima di Karl Bruckner

6 agosto 1945, ore 8:16 del mattino, l’Aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica “Little Boy” sulla città giapponese di Hiroshima. Il bombardiere si chiamava “Enola Gay”, come il titolo della canzone che a dieci anni ballavo in piazza con le mie amiche durante la festa del paese (non era ancora arrivata l’adolescenza a dare rigidità ai movimenti e trasformarmi in quel soldatino di piombo che ancora sono). Ci piaceva tantissimo quella musica e imploravamo il fisarmonicista di interrompere i balli tradizionali per suonarcela, tra le proteste dei ballerini anziani. Qualcuno a un certo punto dovette pure spiegarcelo il significato di quel titolo, ma eravamo bambine, avevamo voglia di divertirci e l’orrore di cose lontane riuscivamo a tenerlo fuori.
Altre parole, altre canzoni, altre immagini e altre storie mi hanno in seguito parlato di Hiroshima, lasciando tracce più profonde. Una di queste storie me la raccontò anni fa un amico, mentre le sue abili dita danzavano su un foglio di carta di 10 centimetri per 10, dandogli corpo e ali e trasformandolo in un uccello. Mi spiegò che quell’uccello era una gru, simbolo di buona sorte e di desideri realizzati, e mi raccontò la storia di Sadako.
Sadako Sasaki aveva due anni quando venne sganciata la bomba e abitava a circa un chilometro dall’epicentro dell’esplosione. A 11 anni, quando ormai cominciava a farsi strada la speranza che avesse superato il pericolo, le venne diagnosticata una grave forma di leucemia come conseguenza delle radiazioni. Mentre era in ospedale venne a sapere di un’antica leggenda secondo la quale chi riusciva a piegare  mille gru (senzaburu orikata) origami, poteva esprimere un desiderio. Sadako piegò instancabilmente, giorno e notte, le sue gru, nella speranza di guarire, ma il suo desiderio non si realizzò: morì il 25 ottobre 1955, a pochi giorni dal suo tredicesimo compleanno. Da allora è diventata in tutto il mondo un simbolo di pace e nel 1958 all’Hiroshima Peace Memorial è stata collocata una statua che la raffigura mentre tende una gru verso il cielo. Vicino al monumento un’urna contiene le gru origami lasciate dai visitatori e inviate da tutto il mondo come preghiera di pace.  Ai piedi della statua una targa reca la frase:
Questo è il tuo pianto. La nostra preghiera. Pace nel mondo”.
Ricordando che non può esistere pace senza giustizia, piego anche io le mie gru.

gru

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