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Tensore-di-Torperterra-2-280x470Io recensioni vere non ne so scrivere, l’ho detto e lo ripeto. Mi sono divertita a lungo a recensire per gioco i romanzi rosa, a stabilire quale punteggio totalizzassero i protagonisti maschili in una scala darcyana di valutazione (quella che ha Mr. Darcy di Pride and Prejudice come parametro fondamentale) e sciocchezze di questo tipo, ma davvero, non ho grandi doti di critico letterario. E nemmeno piccole, se è per questo. E prima che qualcuno ironizzi sul fatto che sarebbe ben strano averle queste doti, viste le mie preferenze “letterarie”, preciso che ho letto anche cose come Guerra e Pace e Le affinità elettive “senza obbligo” (“ma davvero lo leggi senza obbligo?” mi chiese una conoscente tedesca quando mi vide infilare il buon Wolfgang nella borsa da mare), esoleggerdigrecoedilatinoeblablabla.

Però ci sono dei libri per i quali mi piacerebbe davvero saper scrivere una bella recensione e Il tensore di Torpeterra di Emanuele Vannini è sicuramente uno di questi. Ho amato da subito questo libro, fin dalle prime pagine, anzi fin dal titolo che non avevo idea, nemmeno vaga di cosa significasse (pensavo che quella del tensore fosse una specie di carica, immaginavo non so nemmeno perchè, una specie di giudice). Ho amato la sua ironia lieve (a momenti ho riso proprio forte, eh!), la capacità di raccontare cose anche terribili, senza costringerti a distogliere lo sguardo, il suo modo di mostrare le persone nel loro lato più umano e bello (ecco, questo avrei proprio voluto dirlo diversamente, perchè così davvero non rende pienamente l’idea, ma non mi vengono altre parole). E non mi capita spesso ultimamente di trovare caratteristiche come queste in un libro, forse solo nei libri dei bravi scrittori per ragazzi. Ci ho passato l’intera serata del sabato con Il tensore di Torpeterra e ci ho fatto quasi l’alba affondando nella notte senza riuscire a smettere ma con tranquillità, perchè libri come questo riescono anche a farla diventare buona la notte. E io, davvero, a un libro non riesco a chiedere di meglio.