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pallone

Io non so se me le sono inventata quelle parole, se sono uno scherzo della mia memoria. E’ da quando mi sono svegliata che provo a rintracciare la citazione, con l’aiuto di zio google, ma senza successo. “Pur sempre di calci ad un pallone si tratta“. Non so se me le sono inventate, se sia vero che Gianni Brera le abbia scritte, ma non credo sia improbabile. Ho imparato ad amare il calcio grazie alla sisterona che mi faceva leggere i suoi articoli sul Guerin Sportivo e aveva tappezzato la nostra camera con foto di Gigirriva. Perché le belle narrazioni, fatte di parole e immagini, ti fanno amare ancora di più le cose. Forse è quello che mi è mancato in seguito, una bella narrazione. Ma non credo sia colpa dei cantori del calcio. Forse il problema è tutto lì, nel fatto che non si tratta più solo di calci ad un pallone e che non è più tempo per i bei racconti nel calcio.  Poi mi viene in mente un episodio capitato durante una partita di mio figlio che gioca nei pulcini, un bambino che urla “no, arbitro, non è angolo: l’ho toccata io!” e rinasce una debole speranza.  “I bambini esistono ancora, nonostante le news che li nascondono; stanno bene, nonostante le merci che li inondano; e salveranno il mondo come hanno sempre fatto”. Speriamo che riescano a salvare anche il calcio. Però ora un po’ di silenzio, perché non è più tempo.

Nota
Con l’aiuto della sisterona ho trovato la citazione giusta di Gianni Brera “Undici uomini in mutande che tirano calci a un pallone”.