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Non so se mi sono persa qualcosa tipo la “giornata internazionale dell’autostima” o se è semplicemente l’avvicinarsi della fatidica prova costume, ma in questi giorni mi è capitato di leggere diversi post, ma anche articoli su giornali e riviste, sul corpo e sull’idea di piacersi aldilà dei propri difetti. Ora, dato per assodato il fatto che alla prova costume ci arrivo sconfitta in partenza, ché tanto non la supererei nemmeno se si trattasse di un quiz a risposta multipla, alla fine me lo sono proprio dovuta chiedere anche io: “ma tu, in fondo in fondo, ti piaci?” Casomai saltasse fuori che la prova vera in realtà è questa e avessi, allora si, qualche possibilità di superarla. Premetto che io non so se qualcuno mi abbia mai trovato particolarmente brutta, credo (spero) che diverse persone mi abbiano trovato abbastanza gradevole e almeno uno fortunatamente mi ha trovato bellissima. E probabilmente 20 anni fa, se fossi riuscita a tenere le spalle più dritte, a muovermi con grazia e ad avere una aspetto più convinto, avrei potuto anche essere definita una bella ragazza. Si, vabbè, ma ora? Ora, quando ti guardi allo specchio, con le tue rughette, le mollezze e i chili in più localizzati soprattutto lì dove non riesci nemmeno ad odiarli troppo (perché in fondo chi se ne frega se la pancia non è tornata piatta se la vita ti ha dato quei due?), ora, dico, tu ti piaci? Piano però, se è davvero questa la prova ci devo pensare bene, non posso giocarmi così l’unica possibilità di superarla. Mi piaccio? Qualche volta si. Non capita spessissimo, ma qualche volta mi trovo bellissima. Altre volte però mi trovo irrimediabilmente brutta. Ma proprio brutta, eh. Brutta brutta. Ma se ci penso bene non è per la pancia, le rughe o il resto, no è qualcos’altro. E quando incasso il collo dentro le spalle come se dovessi difendermi da tutti, quando le tengo curve le spalle, piegate da carichi che a metterli giù un pochino e ricaricarseli si scoprirebbe che non sono nemmeno così pesanti, quando tengo le labbra serrate e la ruga che attraversa la guancia sinistra diventa un solco. Ecco, allora sono proprio brutta. E lo so che è li che bisogna agire eh, lo so bene. Ed è inutile che spenda un sacco di soldi in creme snellenti, che poi il marito dice che in camera c’è un odore di spogliatoio e gli sembra di andare a letto con Ibrahimovic. Rilassare le spalle, tenerle dritte, respirare bene e sorridere. Sempre che non esista una versione di Somatoline anche per l’anima.