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Di rientro dalla tre giorni romana, ecco alcune cose che abbiamo “scoperto”:
*Alla Tirrenia, pardon, alla Compagnia Italiana di Navigazione sono notevolmente migliorati nei modi e la nave che abbiamo preso è proprio un altro mondo rispetto a quelle di dieci anni fa. Interni quasi di lusso, anche se l’abbondanza di specchi, broccato e ottoni la fanno somigliare vagamente alla mia idea di bordello. Perdonatemi, ma un complimento vero non riesco proprio a farglielo.
*Roma vista da stazione Termini è proprio deludente, ma poi è bellissima e i romani avevano proprio la mania delle statue e delle fontane. Se però togli quelle e gli altri monumenti Roma è uguale a Cagliari (fratellomaggiore)
*Il Colosseo e Fontana di Trevi sono bellissimi, però dobbiamo tornare d’estate per fare il bagno e naturalmente vogliamo farlo anche in Piazza Navona (fratellominore). Ecco, qui salta fuori tutta la meraviglia della mente bambina. Se c’è una cosa che ai miei figli non è mai mancata, sono i posti bellissimi in cui fare il bagno o desiderare farlo, ma lui vuole farlo anche nelle fontane di Roma. E non c’è storia. Sempre fratellominore poi, visitando la mostra delle macchine di Leonardo, ha scoperto che “minziga, era proprio un genio!”
*Il marito invece ha avuto l’ulteriore conferma delle distanze siderali che separano il suo senso dell’orientamento dal mio e ha scoperto che i tonnarelli cacio pepe sono proprio buoni come li ricordava, ma l’amatriciana, se non conosci i ristoranti, ti può anche capitare che sia una normale pasta al sugo con pancetta, nemmeno tanto buona come quella che preparo io.
*Tutti insieme poi abbiamo “scoperto” che se c’è da camminare noi camminiamo.
*Io ho invece scoperto che Roma mi arriva sempre al cuore, anche se è la città italiana non sarda che conosco di più. Ho scoperto che non è così difficile non fermarsi nemmeno a guardare le vetrine, per non far stancare chi aspetta, e rientrare da un viaggio senza nemmeno il solito paio di orecchini da 10 euro, ma speciali perché comprati proprio lì.  E ancora una volta, come sempre, ho provato quell’emozione fortissima che mi da la stazione quando vado via. L’annuncio dei treni in partenza per le altre città, che attraversa il nodo in gola e arriva dritto allo stomaco, il ricordo delle occasioni mancate per le quali sarebbe bastato prendere un treno, l’insularità percepita con tutti i suoi limiti. E la piena consapevolezza del fatto che quei limiti sono ormai anche i miei.