Tag

Io credo che la parte più brutta nell’essere etichettati sia il verbo essere. Forse lo dico perché per mia fortuna non sento quello che mi urlano gli automobilisti in fila dietro di me negli incroci, o perché non mi è mai capitato di essere insultata direttamente. Ma la penso così. E’ quel “tu sei” la parte più pesante. L’aggettivo può anche essere un dettaglio. E’ quel costringere nel verbo essere all’indicativo (il modo della realtà e della certezza, l’ho ripassato con mio figlio ieri sera) i mari in tempesta che si agitano dentro di  me. Attenzione eh, non vorrei scoraggiare nessuno: se dovete dirmi cose tipo “sei adorabile” o “sei fantastica”, siete i benvenuti (potete  anche scriverlo nei commenti o via mail). E, anche se un po’ meno, lo siete anche quando dovete ricordarmi “sei una frana” o dirmi “sei una rompipalle”. No, sto parlando proprio di etichette.  Se mollo il trolley vicino a un distributore automatico della stazione Termini e mi faccio rincorrere da una ragazza inglese che urla “your bags!!!” sono innegabilmente una frana (e anche una frana dannatamente fortunata). Sono cose tipo “sei troppo buona” che proprio non vanno. No, scusate, ma mi sento proprio di dirlo: “no, io non sono”. E siccome temo di averlo fatto anche io qualche volta, vi chiedo scusa: anche voi, non siete. Noi non siamo.