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Ve l’ho già detto, vero, che quest’anno anche fratellominore va a scuola? Devo avere già raccontato da qualche parte che questa storia del  piccolino che diventa grande anche lui mi turba un po’. Quello che non vi ho raccontato è che quest’anno ci separeremo dopo tanti anni dalla maestra, anzi dalle maestre che si sono occupate di entrambi da quando erano proprio cuccioli. Perché entrambi sono andati in un piccolo asilo privato che è anche scuola dell’infanzia parificata. E entrambi sono stati lì da quando avevano circa un anno fino ai 6.
E io oggi ripensavo a quel giorno di 9 anni fa, a quella mamma fragile e incapace di stare lontana dal suo bambino che un giorno durante il lavoro andò in mille pezzi e dovette andar via, perché credeva di doverlo tenere ancora un po’ con sé quel bambino che sembrava ancora così tanto piccolo. Sapevo di non potermelo permettere e non avevo idea di come avrei fatto, ma non riuscivo a pensare ad altro che a tenere il bambino con me. E ripensavo alla dolcezza di maestra F., a come ha consolato il mio pianto e ha ricucito insieme tutti i miei pezzi con un filo abbastanza forte da resistere a qualche ora al giorno di lontananza. E’ stato un incontro fondamentale quello con maestra F., di quelli che per una neomamma ancora molto fragile possono fare la differenza. Ecco, oggi durante il saggio di fine anno ero proprio decisa a spiegargliele queste cose e mi ero preparata un discorso da fare davanti a tutti i genitori, anche quelli dei piccolini che non conosco per niente, ché tanto poi magari non li avrei nemmeno rivisti chi se ne frega se pensano che sono un po’ matta.  E non ero per niente in imbarazzo, perché ci tenevo proprio a ringraziare maestra F. e maestra V. e poi avevo già il microfono in mano perché avevo fatto la narratrice durante la recita. Sono una narratrice di storie io, era normale lo chiedessero a me. Tutto naturale dunque. Solo che già dalle prime parole la voce mi si è spezzata. E davanti a tutti i genitori e ai bambini perplessi io e maestra F. ci siamo abbracciate e abbiamo pianto tanto. E io sono appena riuscita a dire quanto le fossi grata, quanto fosse fantastica e quanto fosse stata importante per i miei figli. E poi a fratellomaggiore che mi chiedeva perché avessi pianto ho spiegato che erano lacrime di felicità, come quelle che a fratellino venivano per il giuramento dei moschettieri. E mentre lo dicevo mi sono resa conto che il paragone era proprio adeguato: F. e V. ci sarebbero sempre state e noi per loro perché certi incontri sono troppo importanti per essere imbrigliati nei ritmi dettati dalle circolari ministeriali.