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La sisterona, che tanti anni fa, prima di trovare la sua vera strada, ha fatto anche la bibliotecaria (forse perché contemporaneamente si occupava di accudire me e ha pensato bene di aiutarmi fin da piccola a trovare la mia, di strada), racconta sempre di quella volta in cui entrò in biblioteca un padre di due figlie femmine a chiedere dove si trovassero i libri che “insegnano a fare i figli maschi”. Ne ho ricevute moltissime di richieste bizzarre in 15 anni di professione, ma questa continua a batterle tutte. Ma forse in realtà la richiesta più o meno demenziale di un manuale che ci aiuti a fare qualcosa che non riusciamo a fare e più “normale” che pretendere siano le storie ad avere questa funzione didattica. Ecco, vi prego, chiedetemi un manuale per imparare ad ammaestrare le zanzare, o a piegare le camicie con i piedi, ma per favore, non chiedetemi un libro per ragazzi “che insegni a…” per quanto nobili e alti siano i valori e i principi che volete insegnare. I libri veramente buoni non sono scritti per insegnare cose. E quando ci provano apertamente, quando il messaggio è orientato e la storia ha un fine didattico utilitaristico, la maggior parte delle volte le parole sono piuttosto vuote. Si scrivono libri orribili per insegnare valori. Ora, se lo ritenessi necessario preciserei che ovviamente questo non vuol dire che dai libri di storie non si deve imparare niente, ma che quello che si impara è un effetto della lettura, piuttosto che una caratteristica dei testi. Ma sono sicura che non serve… anche perché a questo punto spero vi sia già venuto in mente uno dei libri che avete amato di più fin da ragazzi e tutte le cose che da quel libro avete imparato, anche se insegnarvele non era il suo scopo principale.