L’ansia che non c’era

– Con tutte queste allerte e questi disastri che fa il tempo – dico a mio marito mentre laviamo insieme i piatti nei lavelli del campeggio, alzando gli occhi al cielo in cerca di eventuali segnali di catastrofi imminenti – ultimamente mi sta venendo una specie di “ansia climatica”. –
– Giusto quella ti mancava: le altre mi sa che le hai tutte! – Ridiamo e io penso che magari me ne manca anche qualcun’altra, ma di sicuro ne ho una scorta tale da non farmi temere di rimanere senza a breve. E mi sono venute in mente le centododici preoccupazioni, scritte in un quaderno e numerate, di Eddie, uno dei protagonisti di quella meraviglia di romanzo che è Il rinomato catalogo Walker Down di Davide Morosinotto. Per Eddie le prime 17 erano quelle inconfessabili, quelle che fanno così tanta paura da non riuscire nemmeno a scriverle, e solo dopo iniziavano le Gravi Preoccupazioni (per intenderci, “ammalarsi” e “morire” erano fra queste, non nelle prime 17) e poi le medie, le normali e le piccole, come “non sapere una lezione e ricevere una punizione dal reverendo Thompson. Comincio a chiedermi in quale categoria collocherei la mia nuova ansia, quella che prima non c’era, l’ansia climatica, e penso che fortunatamente può stare ancora tra le normali, più sotto no, che piccole io non credo di averne. Anzi, in fondo forse io ridurrei a due le categorie di Eddie: “preoccupazioni inconfessabili” e “preoccupazioni confessabili”, ma siccome viviamo nell’era della fluidità, anche le mie preoccupazione sono liquide e migrano tranquillamente da una categoria all’altra, a seconda dei momenti. Comunque se intendessi cominciare ora ad annotarle su un quaderno come Eddie, quelle confessabili, la paura per i disastri climatici e ambientali starebbe sicuramente tra i primi posti. Insieme alla paura di offendere e ferire le persone care, la preoccupazione per i legami che si spezzano ha invece fatto per un attimo capolino di qua, ma di solito sta di là, nell’altra categoria. Ci sono poi fra le altre le preoccupazioni di carattere economico, tipo imprevisti molto molto costosi, ma anche quelle di solito sono legate a paure ancora più grandi e finiscono per stare di là. C’è anche una new entry abbastanza recente, anche se faccio un uso molto consapevole dei social: ho timore che qualcosa che dico o faccio finisca, mio malgrado e magari anche con un significato travisato, col viaggiare per la rete, con tutto quello che ne consegue. E poi c’è anche la perenne ansia di non essere all’altezza, ma su questa ci sto lavorando e con le situazioni abbiamo raggiunto un compromesso: io ci provo a stirarmi il più possibile, ma se proprio non ci arrivo, si abbassano loro.

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2 pensieri su “L’ansia che non c’era

  1. melchisedec ha detto:

    Argomento spinoso, ma da te affrontato con leggerezza e simpatia, o almeno così l’ho letto io.
    Penso che siamo in una fase delicatissima sotto il profilo climatico e anche i minimi cambiamenti sul microclima preoccupano assai. Non è rassicurante sapere che un albero possa cascarti addosso o un temporale trasformarsi in diluvio universale. In camper le ansie climatiche di duplicano. Buon tutto!

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