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“Da sempre, leggere per lei è stato essenziale, necessario, il suo sistema di supporto.
La sua vita è stata plasmata dalla lettura.
Ha letto non solo per distrarsi, per cercare conforto, per passare il tempo, ma ha letto in uno stadio di innocenza primordiale, in cerca di rivelazioni, di insegnamenti persino”.

“Lettore implicito” o “lettore modello”, come lo definisce Umberto Eco, è colui che secondo chi scrive sarà maggiormente in grado di capire il testo ed interpretarlo come l’autore vuole. Individuare il lettore implicito ed usare il codice giusto per lui è dunque il primo problema che l’autore si trova ad affrontare nel momento in cui inizia a scrivere.
Tranquilli, mi fermo qui, non ho nessuna intenzione di avventurarmi oltre negli ignoti territori della semiotica, anche perchè, se anche volessi, non ne sarei davvero in grado. Ma mi è venuta in mente la definizione di lettore implicito, perchè era da un po’ che non mi capitava di godere così profondamente di un libro, di trovare una coincidenza così perfetta tra quello che leggevo e quello che avevo bisogno di leggere. Questo, mi sono detta, è il bello della letteratura e la grandezza di certi autori: che una donna sarda quarantatreenne, radicata nell’isola come una quercia secolare e con le ali spennacchiate che non riescono a volare dove il cuore vorrebbe, possa rappresentare il lettore implicito di un’anziana signora inglese nata in Egitto, dall’esperienza tanto diversa. D’altra parte niente di strano per una che da tempo bazzica tra i lettori impliciti di Jane Austen. Ma con la Lively è successo qualcosa di più di un semplice incontro alchemico tra libro e lettore. Suppongo che avrei apprezzato E’ iniziata così in qualunque momento della mia vita l’avessi letto (almeno dall’età matura in poi), ma il fatto è che l’ho incontrato proprio nel momento “giusto”. In un momento in cui, tra le altre cose, non è male che qualcuno mi ricordi l’esistenza del pensiero laterale, sebbene non sia molto fiduciosa riguardo alla possibilità di riuscire ad esercitarlo. Ma in fondo, se il battito d’ali di una farfalla può scatenare una tempesta, se le dimensioni del naso di Cleopatra avrebbero potuto mutare la storia di Roma, chissà cosa può fare la lettura del libro “giusto”!

Penelope Lively
E’ iniziata così
Guanda, 2012

Nota
Ho scritto questo post un anno fa per un altro blog. Ma rileggendolo l’ho sentito vero come se l’avessi scritto oggi, per cui ho deciso di ripubblicarlo con qualche piccola variazione.