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“Le storie sono per la nostra psiche come l’aria per i polmoni” sostiene Bepi Vigna nel libro La storia delle storie (Arkadia, 2013) e io credo di esserne sempre stata convinta. La definizione poi mi colpisce in modo particolare, perché essendo madre di un bambino asmatico il bisogno d’aria (o più che altro il soddisfacimento di quel bisogno) è qualcosa che non riesco a dare per scontato.

Proprio con mio figlio qualche giorno fa ricordavamo un episodio che ha rafforzato in me, se mai ne avessi avuto bisogno, la fiducia nel potere magico delle storie. Eravamo al Festival Tuttestorie e lui era letteralmente terrorizzato dai bizzarri personaggi “alieni” tutti rosa che invasero il Festival nella serata finale. Io tra l’altro temevo la reazione del piccolino (aveva tre anni e fratellomaggiore 7), per cui ero più concentrata su di lui e non mi sono accorta subito del terrore che provava. All’inizio si è irrigidito, poi è scoppiato in un pianto disperato e inconsolabile. Nella confusione ci siamo trovati separati dal padre e dal fratellino ed eravamo bloccati all’interno del cortile, perchè lui si rifiutava di attraversare la folla per raggiungere l’ingresso. Molte persone si sono avvicinate e hanno provato a parlargli (gli alieni non osavano), ma lui non riusciva a smettere, così su consiglio dell’illustratore Alessandro Sanna ci siamo nascosti nello stretto spazio tra i tendoni della libreria e il muro. Da fuori però arrivavano le urla dei bambini e lui continuava a piangere inconsolabile. Attirata certo dal suo pianto una donna si è infilata in quella specie di cunicolo, ci ha raggiunti e con voce pacata e gentile ha cominciato a leggere un libro e a coinvolgerlo nella storia con delle domande, e lui ascoltava e rispondeva e piano piano ha smesso di piangere. Il libro era L’invenzione dell’ornitorinco di Fabrizio Silei e la gentile signora che leggendo la storia ha portato aria nei polmoni e nella mente di Niccolò aiutandolo a vincere la paura, era sua moglie. Ad entrambi un grandissimo “grazie!”