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E’ da un po’ che ho smesso di guardare praticamente del tutto la televisione. Non la accendo quasi mai e le volte in cui mi trovo a farlo mi perdo nella ricerca del canale giusto, non so quale telecomando devo usare e cose di questo tipo. Non c’è però nessuna snobistica presa di posizione in questo, nessuna scelta calcolata: è venuto così. Semplicemente il tempo del relax preferisco utilizzarlo leggendo o scrivendo nel blog. Ci sono delle eccezioni però. Rare, ma ci sono. Capitano una manciata di volte l’anno, ma capitano. E mica capitano per chissà quali appuntamenti imperdibili di quelli che ora mi vengono in mente solo esempi calcistici, perché non avendo io un appuntamento imperdibile in tv mi viene naturale rivolgermi a quelli della famiglia. Tipo la finale di Champions, insomma. Anche se lì forse sono andata oltre l’imperdibile e bisogna trovare una nuova categoria. Imperdibili sono le qualificazioni. Comunque io le eccezioni alla mia regola non le faccio per appuntamenti imperdibili, ma per cose perdibilissime come i programmi nostalgici di Carlo Conti con i cantanti anni 80 che profumano di naftalina. Ecco, a quei programmi non resisto: almeno una puntata a stagione devo vederla. E il fatto è che non mi limito a vederla ma lancio anche esclamazioni imbarazzanti tipo “Guarda chi c’è!!! Ma te lo ricordi anche tu???” Dimostrando di non essere affetta da demenza e smentendo contemporaneamente. E poi c’è lui Sanremo tuttoattaccato. Perché un’occhiatina, almeno una sera devo darla.  E questo forse ha a che fare con i miei ricordi di infanzia, il ricordo delle sere in cui dal bar vicino a casa arrivavano gli amici dei miei fratelli per vedere la finale del festival e scommettere sul vincitore. Sarà per questo o solo per curiosità, comunque anche quest’anno non ho resistito e ieri ho preteso di guardare… di dormire sul divano con il televisore acceso su Sanremo.