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Forse è il destino dei fratelli e delle sorelle minori, essere i piccolini sempre. Io, per dire, il giorno del mio quarantesimo compleanno ho ricevuto un sms da uno dei miei fratelli più grande che diceva più o meno così: “Che razza di mondo, ora anche le bambine compiono 40 anni!”.
Ecco io non faccio che ripetermi qualcosa del genere a proposito del fatto che fratellominore a settembre andrà a scuola: “Che razza di mondo strano, ora anche i piccolini diventano grandi”. Ma una cosa è dirselo e rendersene conto in generale, altro è quella consapevolezza che ti assale all’improvviso mordendoti lo stomaco e lasciandoti per un attimo stordita. A me per esempio è capitato anche questo pomeriggio, mentre sceglievo alcuni albi illustrati. Ce n’era uno meraviglioso come sanno essere meravigliosi gli albi di Oliver Jeffers e ho pensato che avrei dovuto sicuramente leggerlo insieme al piccolo. E a quel punto son stata tradita dall’esperienza e dall’abitudine a individuare la fascia di età più adatta per ogni libro (dalla bibliotecaria che è in me, insomma): la consapevolezza che stava per diventare anche lui troppo grande per un libro come quello mi ha colpito in pieno stomaco. Anche se spero che i miei figli apprezzino ad ogni età gli albi illustrati belli come quelli di Jeffers, so che fra non molto non sarà così naturale pensare vedendone uno “devo leggerlo con Giaime”. E questo per un attimo mi ha fatto sentire stordita e nei guai. Proprio come il titolo di quel meraviglioso libro.