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Mi sono ripromessa di farlo un giorno o l’altro, di entrare in una boutique molto chic e chiedere un vestito da cocktail. Non che io abbia veramente bisogno di un vestito da cocktail o pensi di averne bisogno in futuro, intendiamoci, ma sono troppo curiosa di vederne uno dal vivo. Peraltro non sono nemmeno convinta che per un cocktail ci sia bisogno di indossare un vestito particolare, almeno non così tanto particolare da giustificare quella preposizione “da” ad esprimere idoneità o adeguatezza in senso esclusivo. Non è come per la macchina da cucire che se non ce l’hai non puoi usare un’altra macchina al suo posto, o la schiuma da barba, o lo spazzolino da denti, per dire. E non è nemmeno come per l’abito da sera:  piuttosto che provare ad improvvisare un abito da sera con le cose presenti nel mio armadio, farei prima a cercare di cucirne uno nuovo usando la macchina da scrivere. Ma sono moderatamente convinta che invece potrei andare a prendere un cocktail vestita in modo non troppo inadeguato, anche se non possiedo un vestito da cocktail. Magari l’inadeguatezza la rivelerei nel pronunciarne il nome di certi cocktail, ma questa è un’altra storia.