Lo spruzzino

Il torneo di calcio è uno dei più grossi a livello regionale e ci sono bambini che arrivano da tutta la Sardegna. Le squadre si alternano nei quattro campi e quella dei miei figli sta entrano insieme ad altre tre, mentre i bambini che hanno appena finito raggiungono i genitori negli spalti. Uno di loro però riesce appena a salire, tossisce in modo convulso e ha chiaramente difficoltà a respirare. La mia mano cerca istintivamente in borsa il Broncovaleas e lo stringe, mentre aspetto che i genitori del bambino intervengano. Li sento parlare dello spruzzino, ma non lo tirano fuori e visto che il bambino continua a tossire e a respirare a fatica non resisto e dico che io ce l’ho lo spruzzino, che magari non sarà molto igienico usarne uno di un altro bambino, ma… La madre mi ringrazia  e dice che sono andati a prenderlo nello zaino dall’altra parte del campo. Però non arrivano e lui continua a tossire e allora io guardo la madre con sguardo implorante e insisto “la prego, glielo faccia usare”e lei questa volta non rifiuta. Il respiro del bambino piano piano si regolarizza e io mi giro finalmente a guardare i miei figli giocare. Un papà seduto al mio fianco mi fa delle domande sul contenuto dello spruzzino, ma si interrompe scusandosi appena si accorge che ho gli occhi pieni di lacrime. Io che ho cercato di affrontare calma e rassicurante le crisi respiratorie di mio figlio, mentre lui corre sereno in campo piango di pena e sollievo insieme per un bambino che non conosco. Piango per tutte le volte in cui non me lo sono potuta permettere.

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17 pensieri su “Lo spruzzino

  1. stravagaria ha detto:

    Anche la mia piccola aveva problemi di asma (allergica) e ci sono stati periodi in cui facevamo quattro aerosol al giorno ma fortunatamente ora ha una salute di ferro 🙂 e comunque un bronco-dilatatore in borsa è sempre utile 😉 un abbraccio

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      • Wish aka Max ha detto:

        Quel che mi piace è il tuo (riuscito) tentativo di descrivere emozioni profonde. In questo caso hai “preparato il terreno” (parlo del racconto) in modo molto dettagliato, per poi aprire alla profondità con quella singola frase. Ecco, questo è davvero bello. E’ bello che tu lo abbia raccontato, ed è bello come lo hai raccontato. E mi spiace, di non riuscire a mia volta a trasmetterti compiutamente quanto tu mi abbia toccato. Hai fatto risuonare delle corde giù, giù giù. Ed è questa difficoltà di rappresentazione che tentavo di denunciare dicendo “come si fa a commentare”. Ma confido che ci capiamo, e che tu riesca a leggere anche il non detto, non perché non voglia dire, ma per mia incapacità a trovare le parole giuste. 🙂

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