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Royal Mail letter box stuffed full with letters
Eppure un po’ è strano sentirsi completamente disinteressata ai mondiali di calcio. Niente, neppure una curiosità piccolissima per la sorte di una qualunque squadra, nessuno sguardo gettato per caso, nessuna occhiata ai titoli sui giornali. Nemmeno per cercare di cogliere una di quelle ormai rare immagini che mostrano il lato umano del calcio e che continuano a piacermi tanto. Niente. E si che io ho un passato da tifosa, eh! Ci ho pure incontrato il marito in un campo di calcio. Ma erano altri tempi, e forse un altro calcio. Certo che se penso al mio disinteresse di ora mi fa sorridere la ragazza che dopo l’eliminazione da Italia ’90 scrisse a Gianluca Vialli per consolarlo. Avevo vent’anni ed ero fin troppo seria, non un’adolescente fanatica, ma non sopportavo di aver letto sui giornali che lui sentiva di venir fuori da quei mondiali “finito come calciatore e come uomo”. Mi sembrava una cosa troppo triste e il bisogno di scrivere parole di conforto era stato impellente e più forte della consapevolezza che comunque si sarebbe potuto permettere un buon analista. Scrissi di getto e andai al piccolo ufficio postale dove mi accolse l’unico impiegato, ormai abituato ai singolari destinatari delle mie lettere. Un giorno dovetti pure spiegarglielo che ero un’attivista di un’associazione e che scrivevo ai capi di stato per chiedere loro di rispettare i diritti umani nel loro paese. Il fatto è che non era una persona particolarmente brillante, uno di quelli che 2+2 può fare anche 27, per dire, per cui credo di averlo lasciato lì a chiedersi di quale crimine contro i diritti umani si fosse reso colpevole Gianluca Vialli.

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