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emoticons
“Amore, come si fa l’occhiolino?” Strizzo l’occhio e lo guardo con un sorriso di amorevole dileggio (se l’aggettivo non vi convince provate a sostituirlo con “esasperato”), ma lui ha la testa china sul cellulare. Non mi resta che aprire l’occhio e rispondere “punto e virgola, trattino, parentesi tonda chiusa”. E non posso nemmeno sottolineare che è la milionesima volta che glielo dico, che ha imparato cose molto più difficili nella sua vita, a leggere il tracciato di un elettrocardiogramma e a fare il riso alla cantonese col Bimby, per esempio (credetemi, la difficoltà per lui è più o meno la stessa). Non posso perché so che potrebbe rinfacciarmi la mia totale inettitudine col telecomando del televisore. E avrebbe pure ragione, ma io il telecomando lo uso una volta all’anno, lui a usare le emoticons ci prova più spesso. O almeno a decifrarle. L’altro giorno, per esempio, mi ha (ri)chiesto, così a bruciapelo cosa significasse DDD. All’inizio ho pensato si stesse cimentando in una parodia di Renzi alle prese con l’articolo inglese sparato a raffica, ma poi mi ha mostrato il cellulare e ho dovuto spiegargli che chi inviava quel messaggio era molto divertit*, probabilmente da quello che aveva scritto lui. Ovviamente ne ho approfittato per dare uno sguardo anche al suo messaggio. Tutto sommato non è così male che abbia ancora bisogno di me per fare le cose difficili.