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Non l’ho ancora visto, lo confesso. Non sono ancora andata a vedere l’appartamento che ci stanno costruendo. L’hanno visto in tanti, parenti e un bel po’ di amici, ma io ancora no. E pensare che questa volta si può pure entrare dentro, perché il pavimento c’è, e ci sono pure un soffitto e una cucina (o almeno c’è lo spazio che la accoglierà). Non c’è un vasino, è vero, ma la pipì potrei riuscire a trattenerla il tempo giusto per dare un’occhiata in giro. O magari no, perché l’emozione può giocare brutti scherzi. So già che sarà perfetta, piccolina, ma perfetta, con la libreria a ponte e tutto il resto. Non ci sono spiragli per la delusione dunque, ma è il momento in cui la realtà incontra il sogno che sto cercando di posticipare. Perché i sogni a lungo sognati fanno paura. O forse soffro di un raro caso di HPD, Housing Personality Disorders. Non chiedete a zio google o zia wikipì, perché la sindrome me la sono appena inventata, ma se qualche neuropsichiatra decidesse di studiarmi forse scoprirebbe che esiste. Magari però deciderebbe che non è molto grave come disturbo, che non servono lunghi trattamenti specifici. Ho la sensazione infatti che per far regredire spontaneamente i sintomi basterebbe anche solo arrivare all’inizio della via e vedere che non c’è nessun cartello “Via dei Matti”. Ora però, per favore, non fatemi uno scherzo.