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A tutti servirebbe un fratello
che nel momento più scuro
esca di nascosto
e si riempia le tasche,
che nel bosco resti al tuo fianco
e lasci cadere ad ogni passo
un sassolino bianco
(da Dentro la fiaba,
S. Vecchini e A. Vairo)

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Essere svegliati dal suono del telefono alle 6.30 del mattino non è mai il massimo, ma quando i bambini non sono in casa per una come me è praticamente da sincope.
Così questa mattina ho risposto al telefono con uno stato d’animo tale che quando fratellomaggiore mi ha “solo” chiesto dove avessi messo lo spruzzino perché stava respirando male, ho quasi sospirato di sollievo. Prima di rendermi conto che la borsa dei farmaci era rimasta a casa e lui era dai nonni, a 100 km di distanza. Il senso di colpa era già lì e si è limitato a sollevare mezzo sopraciglio: da un pezzo ha deciso che  fa prima a stabilirsi da me in pianta stabile.
Dando mentalmente prova di autentici virtusosimi dell’autoinsulto, ma cercando di mantenere la calma, spiego a fratellomaggiore che ho dimenticato i farmaci e che lui deve chiedere al nonno di accompagnarlo in guardia medica dove gli “presteranno” lo spruzzino. Non è molto contento, ma ubbidisce. Nemmeno 10 minuti e mi richiama. Tutto a posto, non è stato necessario andare dalla guardia medica perché c’era una bomboletta di Broncovaleas nello zaino preparato da fratellominore, insieme ai suoi giocattoli e ad altre cose “che mi possono servire”. Io penso ad una delle bombolette di scorta, rimasta nel fondo dello zaino da una delle ultime gite. Ma Nicco spiega che si tratta di quella che usa sempre e che c’era anche il distanziatore, “ce l’ha messa Giaime, si è preoccupato per me”. Uno hobbit di nemmeno 7 anni ha deciso da solo che tra le cose che possono servire quando si va dai nonni ci sono lo spruzzino e il distanziatore, perché come ci ha spiegato più tardi “io lo so che a Nicco a volte viene l’asma e ho pensato che era meglio se lo portavo”.
La commozione fa la ola insieme all’orgoglio materno e quel balzo di coraggio (o magari un suo pronipote) che ci aveva fatto gettare il cuore oltre l’ostacolo e decidere che magari potevamo pure farcela a dare un fratellino a fratellomaggiore, fa capolino invitando il senso di colpa a fare almeno un giretto.

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