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Se è vero che le eccezioni più che confermarle le uccidono le regole, qui a casa nostra è un massacro quotidiano, un’ecatombe. Perché è inutile girarci intorno: le regole le conosciamo e anche abbastanza bene, ma poi finiamo per vivere di eccezioni. Siamo forti in teoria, ma ci frega la pratica, insomma. La maggior parte delle volte sono le emergenze quotidiane a fiaccare la nostra (già in partenza non proprio granitica) forza di volontà, facendoci cedere per stanchezza. E loro, gli esserini in ambiente ostile allenati a trarre il meglio dal confronto con gli adulti di potere, lo capiscono benissimo quando stiamo per cedere e quando è il momento di sferrare l’attacco decisivo.
Da qualche tempo in qua però fratellomaggiore, forse perché crescendo avverte di più il senso di colpa e frustrazione che accompagna i miei cedimenti, ha cominciato a non accontentarsi si un “si” estorto in momenti di stanchezza. Il che non vuol dire che ha riunciato alle eccezioni eh, figurarsi se rinuncia, vuol solo dire che lui i “si”, i “puoi”,  i “va bene, ok” li vuole “veri” e col sorriso. E per questo conduce le sue battaglie quotidiane all’insegna del “dai, mamma, solo oggi che…”. E il fatto è che riesce pure a trovarlo ogni giorno un fattore di unicità, il filibustiere. E mamma mica può rimanere insensibile davanti a chi le ricorda che ogni giorno è un giorno speciale! Ok, va bene, solo oggi che…