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Non amo molto leggere gli autori sardi. E questo, a dire il vero, a una sarda dal cuore prenuragico quale credo di essere, ha sempre creato seri problemi di coscienza. Maggiori di quelli che mi crea il fatto di preferire il sushi ai culurgiones e gli shortbreads a pabassinas e dolci di mandorle (cosa che mi costringe a periodici riti purificatori e riconciliatori a base di fregola con arselle e sebadas).
Il fatto è poi che ormai sono prevenuta e che li evito proprio gli autori sardi in genere. Ma non sono loro eh, sono io. E poi lo sapete ormai che ho un pessimo curriculum da lettrice. Comunque è per questo che non mi sono lasciata tentare da Il cuore selvatico del ginepro di Vanessa Roggeri e non avevo intenzione di leggere Fiore di Fulmine, ma poi ho ceduto perché secondo qualcuno “dovevo” proprio farlo. E non sono riuscita ad andare oltre pagina 50, ché io ho le ali un po’ spennacchiate ma pretendo ancora di volare con un libro, e quello continuava a tirarmi giù. E non c’è nessun giudizio letterario in questo, anche perché peraltro non sarei in grado di darne uno, è proprio una cosa mia: semplicemente quel libro per me è un piatto di culurgiones. E non avevo nessuna intenzione di leggere nemmeno Il sentiero dei profumi di Cristina Caboni fino a quando una collega non mi ha detto che era molto carino con tutte quelle descrizioni di profumi, a parte la storia d’amore “un po’ scontata”. E a quel punto si è acceso tutto il mio interesse, perché se c’è una cosa che mi piace ancora più del sushi e degli shortbreads e forse anche più delle sebadas sono le storie d’amore scontate. O almeno quelle che la gente comunemente definisce scontate, perché io a dirla tutta non ho capito nemmeno cosa renda scontata una storia d’amore. Comunque le amo così tanto le storie d’amore scontate che non pretendo nemmeno chissà quale prosa. Non dico che mi basta che l’autore o l’autrice non sbaglino i congiuntivi, ma se riescono ad evitare le similitudini degli esempi del libro delle medie è praticamente fatta. E’ così l’ho letto Il sentiero dei profumi e l’ho trovato tanto gradevole che ho letto subito anche l’altro, La custode del miele e delle api. Ho apprezzato il tono lieve della Caboni, le sue descrizioni, i suoi personaggi femminili, il senso dei legami che emerge dalle sue storie. Per non parlare dei suoi protagonisti maschili che totalizzano un punteggio piuttosto altro nella scala darcyana di valutazione! (quella che ha come unità di misura Mr. Darcy di Pride and Prejudice, per chi non si fosse ancora imbattuto nella misurazione). Insomma me la sono proprio goduta come la sebada dopo un pasto frugale la Caboni. E la prossima volta che la mangio la sebada, dovrò ricordarmi di dare al miele che finora ho trattato un po’ con sufficienza, tutto l’onore che merita.

P.S. Io ovviamente il libro l’ho letto in italiano, ma non ne posso più di certe copertine, quelle si, davvero scontate. Ma questo merita decisamente un altro post.