Tag

, ,

cloroplasti
“Mamma, ma nelle cellule vegetali, ci sono i cloroplasti?” Mi chiede fratellomaggiore arrampicandosi sul lettone dove al termine di una lunga giornata sto per godermi qualche meritata pagina di un romanzetto regency. Per un momento rimango senza parole e non solo perché non saprei dove trovarle le parole per parlare di cellule vegetali. Non posso credere di dovermi mettere a discutere di cloroplasti. Al limite puoi chiedermi se l’erede al ducato è un marchese o un conte, in questa fase. Ma d’altra parte non posso credere nemmeno che lui abbia voglia di ripassare scienze alle 10.00 di sera e il suo sguardo birichino me lo conferma che non ne ha nessuna voglia, che non è quello il suo intento. Probabilmente sa già tutto quello che gli serve sapere sui cloroplasti, ma vuole rompere un po’ e vuole l’attenzione della mamma tutta per sé. E quando ammetto di saperne meno di niente dei cloroplasti e provo a cacciarlo e a mandarlo dal referente per l’area scientifica (suo padre) passa ai mitocondri, a quel punto ridendo apertamente, ma senza mollare la presa e senza accennare a lasciarmi al mio libro. Mi arrendo e ingaggio una battaglia fatta di solletico e vocaboli di fisiologia vegetale a caso, così, come riesco a ripescarli da qualche parte nella memoria. Perché è inutile resistere, gli 11 anni sono così. Quando lo accompagni a scuola devi tenerti a distanza di sicurezza e se osi abbracciarlo, anche solo per farlo stare meglio sotto l’ombrello, passi dei guai. Ma poi quando lui lo decide devi esserci tutta e senza compromessi. Come un cloroplasto in una cellula vegetale.