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Non è tutta colpa del maestrale. E’ colpa sua se non posso tenere l’ombrellone in spiaggia o se la sabbia mi vola negli occhi. E’ colpa del vento se i capelli non stanno in ordine, se non posso indossare un vestito leggero, mangiare in balcone o aprire contemporaneamente finestre opposte. Può avere anche colpe più gravi il maestrale, ma il fuoco no. Il fuoco non è colpa sua. Eppure è inevitabile per me addossargli anche quel torto. Ed è per questo in fondo che proprio non lo sopporto quel vento, mica per i capelli, il vestito, la sabbia, le finestre o tutto il resto.

Forse perché da bambina le fiamme brutte le ho viste molto da vicino e anche perché a combatterle ho sempre avuto persone care. Sarà quel nero che troppe volte ha sostituito le sfumatue di verde di paesaggi amati o sarà il ricordo delle litanie di mia madre che pregava si calmasse il vento. Saranno queste ed altre ancora le premesse che mi agiscono addosso facendomelo sentire fino in fondo allo stomaco l’odio per il maestrale. Facendomi dimenticare che il vento può essere anche cosa buona e che quelle maledizioni che gli scaglio contro fin dal primo soffio dovrebbero essere indirizzate a mani veramente colpevoli.