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Mi è capitato molte volte di nascondere le lacrime ai miei figli, anche quando non erano lacrime di tristezza, ma di commozione o perfino gioia. Ho sempre avuto il timore di turbarli, ho sempre pensato che, almeno fino a una certa età, sarebbe stato complicato per loro capire che si può piangere anche se non si è tristi. Ma forse sbagliavo, almeno sull’età. Ieri fratellominore stava guardando su YouTube un episodio della vecchia serie di cartoni animati su D’Artagnan e i tre moschettieri (una vera passione per lui che porta la spada anche agli allenamenti di calcio) e all’improvviso è corso ad abbracciarmi, in lacrime: “mamma, questa scena mi fa piangere di felicità” mi ha detto tra i singhiozzi. Trattenendo a mia volta la commozione ho voluto vedere di quale scena si trattasse. Era, manco a dirlo, il giuramento dei moschettieri, Tutti per uno, uno per tutti! Ha sempre emozionato anche me quella parte, ma me ne sono sempre vergognata. Ora però sono cresciuta, lo so che non c’è da vergognarsi, e stavo pure per spiegarglielo, ma lui mi ha superato ancora una volta ed è corso a raccontarlo agli altri di aver pianto di felicità. Ho mangiato la sua polvere tossicchiando un po’, ho preso la spada che mi allungava (in realtà era una sciabola) e ho recitato insieme agli altri moschettieri improvvisati il mio giuramento.