Insularità

insula

Foto di Elisa Olianas

Ed è qui che io abito, nel centro del mio giorno
con i piedi per terra e mare tutto intorno
(Maremè, B. Tognolini)
Ci sono dei giorni in cui li percepisco proprio tutti i limiti dell’insularità, me li sento addosso e pesano come l’architrave di un nuraghe. Come se non mi bastassero già i miei personali di limiti, poi. In quei giorni credo proprio di odiarlo quel mare che in altri momenti mi sembra indispensabile. E penso che si, potrei benissimo farne a meno, che potrei vivere anche circondata da montagne o da pianure sconfinate dove sarebbe inutile cercarlo con lo sguardo. E quasi mi rammarico di non essere nata in un altro posto, uno qualunque collegato da un treno ai luoghi delle mie occasioni mancate. In Toscana, per esempio, o in Emilia Romagna, giusto per restare dall’altra parte del mare piccolo. Che poi a dirla tutta a me i tortellini sono sempre piaciuti più dei culurgiones e anche con i dolci non me la passerei male, ché dove sono nata io è tutto un ridondare di mandorle, ma l’unico dolce alle mandorle che mi piace davvero sono le Camille del Mulino bianco. Certo, magari avrei dovuto rinunciare alle sebadas e sarebbe stata dura. Ma qualche rinuncia l’avrei fatta di buon grado pur di non mancare quelle occasioni. Ma poi, quasi senza accorgermene, da quella sebada la macchia delle eventuali rinunce si allarga sempre di più, ed è fatta ancora di sapori, e poi di immagini, colori, suoni, profumi. E lo sguardo, che prima si è aperto per comprenderla tutta quella macchia, comincia a stringere sempre di più per fermarsi poi su dettagli, anche piccoli e insignificanti. Dita rugose che stringono due lembi di pasta, il petalo un po’ stropicciato di un fiore di cisto, un ghirigoro di fili d’argento intrecciati, il merletto del polsino della camicia di mamma. E lo capisco subito che il mio tempo da “volevo nascere altrove” è già finito ed è durato anche meno del tempo da interista di fratellominore. Un soffio. Che forse (e dico forse), parlando di occasioni mancate, non nascere qui sarebbe stata la peggiore.
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